Non c’è nulla che mi trasmetta sensazioni di libertà e di benessere così intense, come quelle che provo nell’attimo in cui mi siedo nel mio furgone prima di una trasferta windsurfistica. Quel furgone, esclusivamente preposto al windsurf, sempre sporco di sabbia accumulatasi nelle varie trasferte e carico di attrezzatura umida ed intrisa dell’odore del mare, rappresenta, per dirla alla Aristotele, il mio mezzo per raggiungere la felicità.
Sono convinto che chiunque pratichi windsurf assiduamente abbia una spiccata esigenza di ritrovare quella condizione di libertà primordiale di cui ciascun individuo è dotato sin dalla nascita. I vincoli, le catene, le costrizioni, noi tutti le edifichiamo nel corso della vita, compromettendo, e non solo nell’accezione negativa del termine, quello status di purezza originaria. Ogni cosa che facciamo nel corso della vita ci priva di un pezzo di libertà: un percorso di studi, un lavoro, una relazione, una famiglia, un’automobile, una casa, un cane. Scelte legittime, necessarie, persino desiderabili. Ma che riempiono le giornate di doveri, scadenze, impegni. Ogni decisione, inconsapevolmente ha un prezzo: e quel prezzo è il compromesso inevitabile tra ciò che siamo e ciò che decidiamo di essere. Ed è così che mettersi in viaggio, percorrere chilometri con gli amici tra battute e risate diventa il pretesto più efficace per distaccarsi da quella quotidianità asfissiante e vivere, per una giornata, in funzione di noi stessi, ristabilendo, sebbene solo momentaneamente, quello stato di benessere perduto. Ed è proprio questo il motivo per cui continuiamo a partire sempre carichi di adrenalina; non solo per praticare banalmente uno sport o semplicemente per fuggire da una realtà opprimente, ma soprattutto per ricordare a noi stessi chi siamo. Perché in fin dei conti, la libertà non è un luogo da raggiungere, ma uno stato mentale da riscoprire. Ogni trasferta, ogni uscita, ogni granello di sabbia depositato sul pianale del furgone è il segno tangibile di quella riscoperta. Nonostante, forse, la vera sfida non sia quella di eliminare i vincoli, senza i quali sarebbe impossibile vivere, ma imparare a riconoscerli e a sceglierli consapevolmente. Il windsurf per noi rimane più che uno sport, un linguaggio e una forma di resistenza pacata alla complessità del mondo che ci circonda. Il windsurf è il nostro modo per riconnettersi con quella parte di noi che non ha mai smesso di cercare la libertà nel vento.

Paolo (Windspirit) De Angelis