Ogni uscita è una sfida contro tutto.

La grande mareggiata da sud, estate 1962. Dei tempi passati ricordo un vento che soffiava attraverso i canyon. Era un vento caldo chiamato Santa Ana che portava con sé il profumo di terre tropicali. Aumentava d’intensità prima del tramonto e sferzava il promontorio. Io e i miei amici spesso dormivamo in macchina sulla spiaggia e il rumore del mare ci svegliava e così all’alba sapevamo già che sarebbe stata per noi una grande giornata” (cit.  “mercoledì da leoni”).

Pochi giorni fa sono stati commemorati i 40 anni dall’uscita del film “mercoledì da leoni” di John Milius. Un film, che nonostante lo sfortunato esordio, è diventato un “cult” per il modo inedito con cui ha raccontato quella generazione. Anche se l’avete già visto vi invito a rivederlo, perché con il passar del tempo riesce sempre ad offrire spunti di riflessione nuovi. Il regista, descrivendo le varie fasi della vita dei tre protagonisti, riesce a stimolare un parallelismo con il nostro vissuto, analizzando come i cambiamenti, volontari ed involontari, abbiano condizionato le nostre scelte, come il trascorrere inesorabile degli anni abbia cambiato il nostro mondo circostante, e come noi stessi, nostro malgrado, siamo cambiati. Qualche amico ci ha lasciati, qualcun altro si è immerso nel lavoro e nella famiglia, altri sono andati a vivere lontano, e nonostante tutto, l’unica cosa che è rimasta immune ai cambiamenti scanditi dal tempo, è la nostra passione. Forse perché ogni volta che andiamo al mare, lasciando per qualche ora quel mondo che è mutato a nostra insaputa, ci sentiamo vivi, perché in quelle ore abbiamo la percezione di fermare il tempo entrando in una dimensione solo nostra. L’unica cosa certa cari amici è che non sarete mai capiti da chi non pratica questo sport. Dobbiamo rassegnarci all’idea che noi, anagraficamente non più giovanissimi e reduci da una quotidianità sempre più opprimente, siamo come una tribù in via di estinzione, avente la singolare caratteristica di formarsi e dissolversi a suon di previsioni meteo. Una Tribù liquida, che rappresenta perfettamente l’elemento da cui trae la sua essenza: l’acqua…tanto compatta quando è liquida ma altrettanto evanescente quando diventa vapore.

Bastano dei colori più accesi alle mappe meteo, per far nascere l’insofferenza in noi e radunare, con molteplici fantasiosi artifizi, la tribù. Ad un certo punto del film, la voce fuori campo definisce il vento come:  “il respiro di Dio che dà la forma alle nuvole e alle onde” la cui forza scrive il destino dei tre protagonisti, che senza potersi sottrarre a quella immensa energia, si ritrovano in spiaggia per la mareggiata memorabile della primavera del 1974.

Per noi ogni digressione dalla quotidianità è proprio come quel mercoledì. Il magnetismo irresistibile che ci spinge a lasciare il posto di lavoro per raggiungere la spiaggia, lontani dal telefono, dagli impegni e da tutte le problematiche che i lunghi anni hanno generato intorno a noi, è la nostra vera grande sfida, ignorando nel contempo chi, bigottamente, vittima dell’ordinarietà, è sempre pronto a puntarci l’indice contro. Ma noi siamo diversi, l’ordinarietà è una dimensione che non ci appartiene, se non temporaneamente. Abbiamo un impegno spirituale con il nostro “io” e non possiamo disattenderlo per questioni che potremmo rimandare a qualsiasi altro momento. Il vento e le onde non aspettano!!! E quando “il respiro di Dio” chiamerà, noi faremo sempre parte di quella Tribù liquida,  che si dissolverà solo quando quel respiro lo vorrà.

Paolo (windspirit)