A cura di Paolo De Angelis

Jaeger Stone KA120 (Starboard, Severne Sails)

Da circa dieci anni l’atleta australiano figura sempre nelle primissime posizioni del PWA.

Lo abbiamo visto debuttare nel circuito mondiale esibendo un inconfondibile stile di surfata usando tavole, shapate da suo padre, assolutamente inconsuete per l’epoca. Da allora quei concetti sono stati studiati ed imitati da molti brand, tanto che Starboard, da qualche anno, ha affidato a padre e figlio (Mark e Jaeger), lo sviluppo integrale di una linea wave “Stone signature”.

Andiamo a conoscere Jaeger e cerchiamo di carpire qualche suo segreto.


PD: Ciao Jaeger, vieni da uno dei posti più ventilati della terra e sei figlio d’arte, e abbiamo visto anche tuo fratello cavarsela molto bene con il windsurf; quando hai cominciato realmente a praticare il windsurf?

JS: Ho cominciato a praticare il windsurf a 11 anni. Mio padre ha cominciato un anno prima di me perchè un gruppo di windsurfers locali gli aveva chiesto di shapare delle tavole da windsurf. (Il padre di Jaeger era già un affermato shaper di surf da onda) Per capire cosa avrebbe dovuto fare egli ha cominciato ad imparare tutte le basi della tecnica del windsurfing: partenza dall’acqua, strambate etc… e come imparava qualcosa di nuovo la insegnava a me. Io ho imparato in una spiaggia chiamata St. George’s, a Geraldton nel nord ovest Australiano, e ho dovuto aspettare di imparare la waterstart prima di approcciarmi alle onde. All’epoca l’attrezzatura per i bambini era ancora molto grande e pesante; ma grazie all’amicizia con Ben Severne, che mi aiutava con vele adattate al mio peso, e grazie a mio padre che sviluppava tavole apposta per me, tutto per me è proseguito molto rapidamente.

PD: Hai altre passioni oltre al windsurf?

JS: Mi piace il surf, la pesca, viaggiare in campeggio e insegnare.

PD: hai viaggiato molto, qual’è il tuo spot preferito al mondo? e quello che ami di più?

JS: I miei luoghi preferiti sono tutti nel nord ovest australiano. Sono davvero luoghi unici e remoti con abbondanza di vento, onde e pesci. Ci sono tantissime spiagge meravigliose e luoghi da esplorare con una natura immutata. Certamente sono ambienti difficili, ma amo queste caratteristiche.

PD: Abbiamo visto il tuo brutto infortunio dell’anno scorso a Maui che per fortuna ha superato brillantemente. Che tipo di preparazione tecnico-fisica fai dentro e fuori dall’acqua per allenarti e cercare di prevenire gli infortuni?

JS: Sì, mi piace provare a evitare gli infortuni quando posso, ma a volte sono inevitabili. Per ridurre il rischio mi piace sentirmi fiducioso, presente e forte. Navigo quanto più è possibile, ma al di fuori di questo mi piace veramente praticare yoga, nuoto e ciclismo e lavorare per cercare di costruire i muscoli delle gambe con esercizi come squat o lunges. Tutto questo contribuisce a navigare meglio e a  mantenermi generalmente psicologicamente fiducioso.

PD: Passiamo ad un argomento più tecnico che incuriosisce noi praticanti: da qualche stagione Starboard offre una linea da onda firmata “Mark e Jaeger Stone”. Queste tavole, sulla scorta degli shape di tuo padre, hanno introdotto nuovi concetti nei parametri che originariamente erano di riferimento per la costruzione di una tavola da windsurf tanto che il loro funzionamento si differenzia molto dalle tavole cui siamo abituati. Da un primo sguardo è evidente la loro lunghezza ridottissima, i rails molto paralleli e le pinnette dell’assetto trifin molto lunghe.

Jaeger ci dai qualche spiegazione?

JS: Stiamo usando i Thrusters probabilmente da 15-16 anni; da quando abbiamo iniziato a fare windsurf. Avendo più di 35 anni di esperienza nella progettazione di tavole da surf, mio padre ha ritenuto il progetto thruster più idoneo ed adattabile al windsurf. Lo shape generale, la linea rocker e le pinne che usiamo sono la conseguenza di quanto abbiamo appreso dal loro funzionamento; da quello che maggiormente funziona e si adatta alle varie situazioni. Ritengo sia importante avere una tavola duttile, che si esprime bene in ogni situazione. Non avrebbe senso avere una tavola che gira bene ma è senza speranza nel planare e risalire di bolina. Tutto questo non sarebbe divertente. Di conseguenza abbiamo lavorato allo sviluppo di una tavola che si comportasse come una tavola da surf da onda ma navigasse altrettanto bene, se non meglio, di molte tavole non wave. La linea rocker è una componente di questo ma anche le pinne svolgono un ruolo fondamentale. La gente in generale è convinta che io usi pinne abbastanza grandi, ma la loro forma e la loro flessibilità mi permettono di girare facilmente e nel contempo mi danno una buona stabilità e un’ottimo angolo di bolina sopravvento. Il modello più aggiornato di questo lavoro è lo Starboard Ultrakode e in particolare le versioni 72 e 76 che io uso.

PD: Ti abbiamo visto talvolta  usare anche quad e sbirciando in una tua sacca ho notato, perdonerai la mia curiosità,  che hai con te anche un single fin. Ci sono notizie per i prossimi anni?

JS: Nel 2013 Stone Surf ha prodotto una tavola quad lunga solo 197 cm. che ho testato a Gnaraloo. Da allora abbiamo reso quel look un poco più convenzionale, testandolo in tutte le condizioni e sviluppando la tavola che abbiamo oggi. Io uso proprio quel tipo di tavola, che è stata solo leggermente allungata ma essenzialmente è la stessa tavola. È una tavola che generalmente uso in condizioni più marginali. Condizioni quando il vento è leggero e le onde sono più lente o cariche d’acqua. A dire il vero questa tavola funziona molto bene ovunque ma si distingue soprattutto nelle condizioni medie rendendo molto più piacevole la navigazione e il wave riding. Starboard renderà effettivamente disponibile questo tipo di tavola entro l’anno prossimo. Riguardo il single fin che hai visto, occasionalmente testo delle tavole single fin, ma in questa fase usiamo solo thrusters e quad.

PD: Da cosa è composto il tuo quiver?

JS: Uso, come vele, le Severne S-1 Pro’s dalla 3.0, 3.3, 3.6, 4.0, 4.4, 4.8 e 5.2. La 3.0 e la 3.3 sono delle vele custom sails per Pozo. Come tavole gli Starboard Ultrakode’s dal 68, 72 and 76. Il 68 è un custom fatto per Pozo ed è la versione “scalata” dell’ultrakode 72. La tavola più grande che uso è un 80 litri ed è il prototipo Starboard quad che ho descritto prima. Il mio peso è di 72 kg. e con questo materiale posso uscire in ogni parte del mondo.

PD: Tu hai fans in tutto il mondo che apprezzano il tuo modo di surfare le onde: turns molto veloci e radicali. Puoi dar loro qualche consiglio?

JS: Io penso che il più grande consiglio che io posso dare è di piegare le ginocchia per la generazione di velocità e potenza. Imparare a piegare rapidamente le ginocchia aumenterà anche il recupero dai turns. Un altro mio grande suggerimento è quello di far scivolare la mano posteriore in modo molto veloce verso la bugna e verso l’albero. Guardate alcuni clip dei vostri riders preferiti e prestate attenzione alle mani durante le transizioni dal bottom turn al top turn.

PD: Grazie Jaeger, certamente vedremo con molta attenzione i tuoi video. Nel frattempo grazie per la disponibilità e in bocca al lupo.

JS: Grazie a te Paolo.