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La Simmer Blacktip 2016

Simmer presenta sul mercato la Blacktip 2016  come la sua migliore vela wave orientata alla manovra pensata per uno stile di wave riding moderno.

Primo sguardo a secco

Srotolando la black tip ed osservando la sua palese razionalità mi sono tornate in mente le enunciazioni del suo velaio: “nessuna cucitura negli incroci soggetti a sovraccarichi, nessuna falsa cucitura, nessun pannello posizionato solo per assecondare esigenze grafiche. Ogni vela è studiata unicamente per funzionare correttamente e durare nel tempo”.

In casa Simmer tutte le soluzioni progettuali ed esecutive nascono esclusivamente da una precisa esigenza funzionale e tecnica. Un determinato materiale viene posizionato in una determinata area e con una determinata direzione del filato solo dopo una valutazione prestazionale.

Osservando la struttura della vela quello che maggiormente salta all’occhio è il sistema di controllo del profilo costituito da 2 tiranti in kevlar che partono in prossimità dell’anello di bugna per incrociare, sulla tasca d’albero, la prima e la seconda stecca, al fine di conferire alla vela, non solo una minore deformazione nel tempo, ma anche una maggiore durata e mantenimento delle performance.

Per il resto la 4 stecche di casa Simmer appare molto compatta e studiata nei minimi particolari.

Le zone più soggette ad usura sono state rinforzate e protette: l’anello di bugna appare vincolato da tre elementi  disposti a raggio e la tasca d’albero, dotata di un efficace antiscrech, nella parte bassa al suo interno consta di una comoda tasca ove riporre la cima del caricabasso in esubero.

La Black tip viene prodotta in 2 versioni: la BLACK TIP MONO con finestra in Q-Ply  da 2 ml e le restanti parti tramate con X-Ply rinforzato e la BLACK TIP HD  per prestazioni a prova di reef con tutti i pannelli in X-ply rinforzato ad esclusione della piccola finestra centrale costruita in robusto PVC.

Prova in acqua

A dispetto di quello che potevo immaginare da un primo sguardo a secco il profilo molto profondo, determinato dalla tasca d’albero molto generosa, non influenza minimamente le performance della vela in termini di potenza e manovrabilità. La vera appare molto” friendly”  e con un feeling molto diretto.

Il profilo della vela, come è giusto che sia, è stato concepito in maniera da assecondare l’azione del vento. Infatti il vento, distendendo i pannelli riduce quella momentanea curvatura percepita a secco favorendo la parte alta della vela che lavora costantemente al fine di scaricare il vento in eccesso.

E’ opportuno sottolineare che le Simmer sono concepite, rispetto alle altre velerie, per essere armate senza quella imponente tensione di caricabasso che piega tantissimo gli alberi facendoli lavorare al limite della loro capacità flessionale. Questo alleggerimento di tensione rende gli alberi molto più duttili e reattivi con la conseguenza di percepire tra le mani una vela molto leggera e gestibile.

Ho sempre sostenuto che poche decine di grammi di differenza tra una vela e l’altra non sono apprezzabili in navigazione. Al contrario è percepibile la capacità della vela di trasmettere, lavorando adeguatamente, sensazioni di leggerezza e manovrabilità.   A tal proposito Simmer, in risposta a coloro che pesano le vele a secco risponde: “il nostro obiettivo non è quello di costruire le vele più leggere sulla bilancia, ma di costruire vele più leggere in termini di sensazioni in acqua senza sacrificarne la durata”.

Devo dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Nonostante  i materiali  più leggeri  vengano utilizzati solo nelle zone in cui le oscillazioni sono ridotte, e dove i carichi sono più bassi, la vela, sebbene opportunamente rinforzata, appare tra le mani molto leggera.

Grande merito di questo feeling è anche attribuibile al profilo compatto della vela che offre molta propulsione “front-end” per generare la massima velocità durante i turns.

La Blacktip ha la caratteristica di diventare potente e neutra in un attimo così da consentire turns strettissimi e molto precisi. I wave rider apprezzeranno moltissimo questa dote di sicuro ausilio a surfate molto più radicali. E’ anche vero che il profilo molto stabile non fa scomporre la vela nemmeno con i fastidiosissimi chop. Tale prerogativa la rende perfetta nei salti.

Leggendo la tabella degli alberi ideali, consigliati per armare le vele, ho provato un certo imbarazzo nel leggere che la 4 metri, con 367 di luff, andrebbe armata con il 340 (albero che non è di largo uso).

Senza dubbio questo aspetto potrebbe rappresentare un limite, anche economico, per chi è abituato ad armare 4,0 e 4,5 con un solo albero, il 370. Questo aspetto mi ha indotto a fare delle prove:  ho armato la 4 con il 370 con vento molto forte, superiore ai 30 nodi, tra l’altro piuttosto rafficato e devo dire, con mia sorpresa, che la vela ha risposto benissimo senza alcun problema. Pertanto mi sento di consigliare tranquillamente l’uso della 4,0 con il mast 370 , in mancanza dell’ideal mast 340.